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BOOKCITY MILANO: mille eventi, mille dubbi

BOOKCITY MILANO è una manifestazione di tre giorni durante i quali - riassumendo - vengono promossi incontri, presentazioni, dialoghi, letture ad alta voce, mostre, spettacoli, seminari sulle nuove pratiche di lettura, coinvolgendo raccolte e biblioteche storiche pubbliche e private, ecc. ecc.
Ma quando vai a vedere l'elenco degli eventi in programma, ti accorgi con piacere che sono inseriti anche itinerari, mostre e visite a monumenti più o meno famosi di Milano.
Quindi speri che ci sia una sorta di agevolazione, uno sconto, una tariffa speciale, un qualcosa.
Niente. Nulla.
Cioè, se io voglio visitare in un giorno qualsiasi della settimana le merlate del Castello Sforzesco, scopro - girando su internet - che costa 13 euro (!); ma nel momento in cui vedo tale giro turistico negli eventi del BOOKCITY MILANO scusate l'ingenuità ma mi viene da pensare che qualcosa cambi rispetto alla visita "abituale", altrimenti perché inserirla negli eventi speciali?
E invece nulla, vai all'evento e scopri che costa uguale.
<< Ahhh, ecco perché c'erano almeno 200 eventi in programma! >>
(cit. il sottoscritto, un povero ingenuo)
Tra l'altro, riflessione personale: trovo ridicolo che la quasi totalità dei musei di Milano chiuda alle 18:00 (o massimo 19:00), oltre all'intero lunedì, di fatto annullando una valida e possibile fonte di divertimento e svago serale in una città MORTA, dove la gente già all'una di notte del sabato - ma anche in altri orari meno estremi delle serate non festive - non sa che cazzo fare/dove andare o è già andata a casa (piazza del Duomo a mezzanotte è DESERTA, i navigli idem un'ora più tardi). Senza parlare dei prezzi, manco al Louvre. Già la gente qui è caprona e se va a vedere qualcosa di più culturale di Colorado chiunque abbia un Q.I. superiore a quello di un tappo dovrebbe piangere dalla gioia, ma ehi! alziamo i prezzi di tutti i musei, fucking genius! 
Per di più i siti internet dicono una cosa e le sedi dei musei un'altra, il personale è SEMPRE maleducato (giusto, per accogliere la gente metti personale sgarbato, vorrei davvero conoscere chi fa le selezioni)...ma vabbè, tutto il discorso sull'organizzazione turistica che mette a disposizione la città sarebbe delirante e verrebbe fuori un post chilometrico.
Quindi non considererò la non-valorizzazione dei tesori che abbiamo, la non-presenza di cartelli turistici che indichino i monumenti da visitare e simili, la non-innovazione dei nostri musei (un esempio su tutti: il Museo della Scienza e della Tecnologia), ecc. ecc.
E tutto questo è RIDICOLO, in una città che tra CINQUE MESI ospiterà l'Expo e che ambisce a diventare, nel 2015, la terza città più visitata al mondo. Una città che doveva costruire nel quartiere CityLife un Museo di Arte Contemporanea progettato da Libeskind - una struttura che ci avrebbe avvicinato non di poco alle altre metropoli europee - ma che ovviamente all'ultimo ha buttato tutto alle ortiche, perché i soldi non ci sono per il museo ma per i grattacieli che rimarranno mezzi vuoti i soldi ci sono eccome.
Concludo riportando la mia serata.
Ore 17:30: sono alla Torre Velasca, curioso di scoprire se effettivamente è possibile visitarla (COME RIPORTA IL SITO DEL TURISMO DI MILANO), e il custode in tutta risposta mi invita sgarbatamente a lasciare l'edificio perché "qui abita gente che non vuole essere disturbata".

<< Ahhh, non è come negli altri paesi dove le torri e i grattacieli sono dei belvedere panoramici che possono anche portare un ritorno economico alla città! >>

(cit. sempre il sottoscritto, sempre un povero ingenuo)
Eh no no no, qui siamo in Italia e i due grattacieli che aprono "regolarmente" lo fanno un giorno sì e 45 no, totalmente a caso.
Ore 17:50: sono al PAC (Padiglione d'Arte Contemporanea), e voglio fare la visita delle 18:00 (CHE COME RIPORTA IL SITO DOVREBBE ESSERE GRATUITA); poi, quando vado al bancone per chiedere informazioni, mi viene detto che devo pagare il biglietto. Ho un attimo di smarrimento, dato che la stessa cosa che è scritta sul sito è scritta pure sulla vetrata davanti alla ragazza addetta. Poi mi dice testualmente che "la visita guidata è gratuita, ma la mostra si paga" MA CHE CAZZO VUOL DIRE ? Le solite furbate all'italiana.
E noi tra cinque mesi ospiteremo qualche milione di persone. La vedo bene.

"Questa è blasfemia! Questa è pazzia!" "Pazzia? QUESTO-È-BIGOTTISMOOO!!!"


 
La blasfemissima statua del Cristo, che il Diavolo se la porti via.
 
 
Articolo de La Repubblica
 
"È durata meno di una settimana. La statua del Cristo di Rio, riproduzione alta quattro metri di quella brasiliana famosa in tutto il mondo, era stata montata nell'isola dei Mondiali sul Naviglio Grande, a Milano, con un maxischermo per guardare le partite. Ma le proteste della comunità cattolica e dei residenti, che non hanno gradito la presenza del simbolo religioso, ha costretto gli organizzatori dello spazio a togliere la statua"

<<Siamo contrari perché ci sembra molto offensivo usare un simbolo religioso in un contesto del genere, è blasfemo.>>


Blasfemo.

"HURR HURR HURR, a noi cattolici vanno bene le pubblicità di donnine seminude sul Duomo - anzi, noi siamo così etici che per mettere queste pubblicità sul Duomo ci rivolgiamo al figlio di Dell'Utri, quella brava personcina - ma una statua del Cristo di Rio ci pare blasfema HURR HURR."

HURR HURR BLASFEMO


Dio, sei davvero sicuro di voler farti adorare da gente che ragiona così?


Gente che sta uccidendo Milano

Piccolo elenco (purtroppo parziale) di gente che sta uccidendo Milano:

- quelli che abitano in zona Navigli/Corso Sempione, si lamentano perché - a loro dire - "vivere lì è impossibile" (poverini, a ben 5 minuti dal centro città), e giù con chili e chili di petizioni per avere tutto chiuso e tutto in perfetto silenzio non un minuto dopo la mezzanotte. Poi si lamentano di come questa città sia un mortorio anche il sabato sera, di come l'economia non giri e del numero crescente di negozi costretti a chiudere;

- quelli che abitano in zona San Siro; in quel pezzo di città si sta costruendo la nuova linea della metropolitana, una cosa di cui Milano ha bisogno come noi abbiamo bisogno dell’aria, dato che un collegamento metropolitano in quel quartiere eliminerebbe tutte le navette stracariche di tifosi italiani e non che vanno a vedere le partite. Essi si lamentano di come sia intollerabile che gli scavi della metropolitana “arrechino gravi danni psicologici” ai loro cani e gatti di puro pedigree; 
 
 - quelli che abitano in zona San Siro, di nuovo; dopo il crollo del Palasport di San Siro – in seguito alla famosa nevicata del 1985 – Milano non ha più avuto alcuna struttura sportiva degna di tale nome che potesse anche ospitare concerti e altri eventi. Si decide allora di fare i concerti nello Stadio Meazza. Ecco, questa è l’unica città al mondo dove è fissato un numero limite di concerti da tenersi qui annualmente (un paio), ed è pure fissato un numero massimo di decibel che devono “emettere” tali concerti. Ah, anche questi signori poi si lamentano di come questa città sia un mortorio anche il sabato sera, di come l'economia non giri, del numero crescente di negozi costretti a chiudere e bla bla bla;

- quelli che prendono l’automobile, che si lamentano del traffico (che loro stessi stanno creando), dello smog e della invivibilità di Milano. Poi, ogni iniziativa indirizzata ad un uso consapevole di mezzi alternativi – Critical Mass su tutte, roba accettata e sostenuta da decenni in centinaia di città nel mondo – viene da loro bollata con “Ecco, adesso anche i ciclisti che rompono i coglioni alla gente perbene che lavora”, oppure "Ma questi cortei sono autorizzati?".

(Piccola nota personale: uno che chiede se girare in bici nelle modalità della Critical Mass sia "autorizzato" – in una città come Milano, tra le più ingorgate d'Europa –  non è nemmeno degno della risposta, perchè nel resto del mondo civilizzato questa domanda non avrebbe neanche senso.)


Questa è sempre gente che si lamenta di come la città sia un mortorio, di come l'economia non giri, del numero crescente di negozi costretti a chiudere e bla bla bla, ma che crede di avere la soluzione: rendere raggiungibile in automobile ogni negozio di Milano. Intelligente, no? E via di petizioni contro Area C, ZTL, domeniche a piedi, ecc. ecc.

- quelli che si lamentano dei mezzi pubblici. Categoria interessante, che al suo interno racchiude: quelli che salgono sui mezzi pubblici per fare 2 fermate, che si lamentano di come siano sempre pieni gli autobus (a volte, pieni di gente che, come loro, prende l’autobus per fare 2 fermate); quelli che non pagano il biglietto (“eh, ma mica lo faccio sempre”, “controllore infame”, “perché io vengo controllato e i marocchini là in fondo no?” ecc.); gli automobilisti costretti per un giorno a prendere l'autobus, che si lamentano di come i mezzi pubblici siano lenti ad arrivare a destinazione (uhm, forse perché i tuoi cari fratelli di sangue automobilisti parcheggiano in doppia fila o imboccano la preferenziale, intralciando la circolazione dei suddetti mezzi? No no, è colpa dello Stato, con quello che pago di tasse neanche i mezzi pubblici decenti! Vergogna1!1!!!11);

Bella, questa città "europea". Peccato per gli abitanti.

Tipica discussione all'italiana


La famigerata Critical Mass dei marmocchi

Un famoso giornale online, di cui non sveleremo il nome (diciamo solo che inizia con “i” e finisce con “lcorriere.it”), tradizionalmente avverso a tutto ciò che esprime l’alternativa possibile al traffico motorizzato (chissà come mai, forse perché il maggiore azionista del suddetto giornale è una casa automobilistica che inizia per “F” e finisce per “IAT"), per una volta nella vita ha la decenza di pubblicare un articolo che parla (piuttosto) bene della “Critical Mass dei marmocchi”.

Cosa è la “Critical Mass dei marmocchi”?

Prima bisogna spiegare brevemente cosa è la Critical Mass.

La Critical Mass è, per dirla in modo semplice, un gruppo di persone in bici che decide di incontrarsi in un posto e da lì girovagare per la città come se fosse un piccolo ciclo-corteo compatto. Lo scopo dell’iniziativa sarebbe quello di “riprendersi” la città, troppo spesso “vittima” delle automobili e del traffico. A differenza di cortei e manifestazioni, non si va in giro a gridare slogan. Banalmente si pedala, qualche volta si scampanella o si canta. Il problema, se vogliamo chiamarlo problema, è che questo gruppo compatto deve assolutamente rimanere tale perché, nel caso si frammentasse, nessuno – da fuori - ne coglierebbe il senso, la sua carica. Così, il gruppo “ignora” i semafori rossi, in nome della compattezza: nessuno si deve staccare dagli altri. Agli incroci, alcuni volenterosi ciclisti si mettono di traverso e spiegano sempre (sempre, ci tengo a dirlo) agli automobilisti – che avrebbero diritto di passare, in quanto hanno il verde del semaforo a favore – che si tratta di un paio di minuti, che è semplicemente un corteo di biciclette e che non ci si può fermare per i motivi di cui sopra. Il tutto col sorriso sulle labbra, ci tengo a precisare, anche perché l’intenzione non è quella di rompere i cabbasisi all’automobilista o di provocarlo.
Anche perché alle 23:00 si spera che non ci sia molta gente a cui rompere.

E già dopo questa breve descrizione potete benissimo immaginare come una cosa del genere possa essere accolta in un paese che non sia l’Italia, e poi come possa essere accolta in un paese come l’Italia.
Fatto?
Bene. Anzi, male. Ma non voglio parlare di questo, nel suddetto post.

Sta di fatto che la cosa, dopo più di 10 anni (sì, a Milano esiste dal 2002 e c’è gente che non lo sa ancora), comincia ad avere una certa risonanza e se ne parla anche tra le alte sfere, tanto che l’intera Critical Mass viene candidata all’Ambrogino d’Oro. Ognuno ha il suo pensiero al riguardo (sento già la gente che grida “ma è un premio borghese!”, “è una cagata pazzesca!”), ma il concetto è che il movimento comincia ad avere una certa visibilità.

Sull’onda di questo “successo”, un gruppo di mamme decide di scrivere alla Critical sul suo gruppo facebook.
Il motivo? Chiedere di accompagnare a scuola i propri pargoli. In bicicletta. Una piccola scorta di guardie del corpo ciclo-munite a difesa dei bambini, anch’essi in bicicletta – ovviamente - che porti in sicurezza gli infanti a dispetto dell’insostenibile traffico di Viale Monza. Il tragitto è brevissimo, e occupa 20 minuti della mattinata (20 minuti proprio esagerando con i tempi). Il piccolo bici-corteo dimostra, tra l’altro, di muoversi più velocemente delle automobili praticamente ferme nel traffico che loro stesse hanno creato lungo la via.
La cosa, a distanza di qualche settimana, comincia ad essere replicata in altre mattinate e in altre scuole, e si decide di darle un nome ufficiale: viene scelto “In bici a scuola” .

Fine della storia? No, fine del preambolo.
Il famoso giornale online, dicevamo, pubblica un articolo che parla della Critical Mass dei marmocchi . Il testo è breve, striminzito, non si sofferma a lungo sulla descrizione del traffico infernale che ogni mattina invade quella zona (e quando mai, poi le auto chi le compra?), ma c’è, ed è questo l’importante.

Ma il visitatore abituale del sito sa già che le maggiori perle di quel quotidiano online risiedono nei commenti dei lettori.

*Foto della Critical Mass dei marmocchi*
(Commenti sotto la foto che possono essere riassunti nel modo seguente:)

“Piuttosto che fare queste buffonate, perché invece di accompagnarli a scuola non insegnano loro il rispetto delle regole? Visto che i ciclisti sono indisciplinati...”
“Eh, esatto! Io nella foto vedo gente senza casco, luci e giubbottino catarifrangente! Che esempio danno ai bambini?”


E dopo questi commenti, che lascio a voi giudicare, IL COMMENTO, l’emblema stessa della discussione:

“Sì sì, bella iniziativa, però c’è da dire che di solito i ciclisti vanno sul marciapiede.”

E da qui, il delirio.

“l’altro giorno a momenti ne investo uno perché ha fatto una manovra improvvisa”
“e poi non rispettano il rosso”
“a volte vanno in strada anche quando accanto a loro c’è la ciclabile”
“vogliamo parlare di quando vanno contromano?”
“e di notte non mettono le lucine”
“e quelli che vanno in mezzo alla strada occupando la carreggiata?”


Ma ad un certo punto arriva IL PALADINO DELLE DUE RUOTE:

“Sì, ma che dire delle auto che parcheggiano in doppia fila?”
“gli automobilisti parcheggiano sulle piste ciclabili”
“corrono come dei matti”
“si mettono sulle strisce pedonali”
“girano senza mettere la freccia”
“gli automobilisti aprono la portiera senza prima guardare”


Vorrei dire una cosa. Tutto quello che è stato scritto è giusto. Ma in nome del cielo, cosa c’entra con l’articolo in sé? Nulla.
Cioè, l’articolo parla di una cosa oggettivamente bella che ha come soggetto le biciclette. Ma deve esserci sempre lui, l’AUTOMOBILISTA COGLIONE che deve elencare tutte le disavventure che gli sono capitate per colpa dei ciclisti. Controbilanciato ovviamente dal CICLISTA COGLIONE che deve elencare tutte le disavventure che gli sono capitate per colpa degli automobilisti. Ovviamente. E la gente che mette “like” come dei COGLIONI.

Tutti noi sappiamo che ci sono teste di cazzo in giro per le strade. E una testa di cazzo rimane tale a prescindere dal mezzo che guida (moto, auto, bici, tir, aereo, nave crociera). Ed è vero che tanti ciclisti fanno quelle cose, ed è vero che tanti automobilisti fanno quelle cose. Ma quando si parla di mobilità si devono trovare idee, si devono trovare spunti dalle situazioni, si deve imitare quanto di buono è stato fatto negli altri paesi.
Io non ho visto niente di tutto ciò. Non ho visto persone che elogiavano la “Critical Mass dei marmocchi” portando esempi di come la cosa viene gestita all’estero. Non ho visto persone che, tornando dall’Olanda, dalla Germania, dalla Svezia, riportavano esperienze di mobilità sostenibile. Non ho visto persone che dicevano “si potrebbe fare così e cosà, per questo problema”.

Ho visto solo una massa di idioti che insultava un’altra massa di idioti. Si insultavano tra di loro evidenziando le scorrettezze dell’altro. Ed erano delle scorrettezze commesse da entrambi gli schieramenti, che sembravano diverse solo perché era diverso il mezzo di trasporto utilizzato dai due eserciti.
Io non ho visto un dialogo costruttivo sui temi della mobilità, ho visto l’eterno tifo di tipo calcistico all’italiana del “noi” contro “voi”, del “fascista” contro il “comunista”, del “bianco” contro il “nero”.

La triste morale è: ogni discussione su qualsiasi tema vedrà divisi due schieramenti, ognuno dei quali riporterà i difetti dell’altro credendo di essere l’unico ad avere ragione, evitando a priori di non ragionare per categorie. Senza arrivare a nient’altro che elenchi di infrazioni vuoti di significato.
Perché “Io sono nel giusto, ma gli altri….
Almeno, in Italia.


Condannato. Che dire?


 
Nella foto, un giornalista del TG1 intervista gente che passava di lì per caso davanti al tribunale


LA NOTIZIA: I giudici di Milano hanno condannato a 7 anni Silvio Berlusconi nell'ambito del processo Ruby. Il leader del Pdl è stato giudicato colpevole di entrambi i reati contestati: concussione per costrizione e prostituzione minorile. Il leader Pdl è stato inoltre interdetto a vita dai pubblici uffici.

Abbiamo mandato sul posto il nostro inviato Bucky, un soriano di 30 chili, che a differenza dei suoi colleghi giornalisti televisivi non è stato castrato. Bucky rivolgerà agli intervistati una serie di domande o di ragionamenti, anche se purtroppo non potrà ricevere alcuna risposta in quanto gli umani non percepiscono la frequenza del linguaggio dei gatti. Eh vabbè, capita.

Bucky: Sì, eccomi qua, davanti al tribunale di Milano, città notoriamente popolata da comunisti.
Ah ah ah.

Ecco, i miei colleghi (sic) stanno intervistando alcuni politici appena usciti dal tribunale. Ehi, ma sono i soliti lacchè e ministri-facce-da-culo visti solo qualche miliardata di volte! Oh, ma possibile che tra tutti i parlamentari del PdL scelgano sempre questi, per farsi vedere in tele? Boh, magari questa volta diranno qualcosa di diverso rispetto al solito. Certo.


"Mavalà" Ghedini: «La condanna di Silvio Berlusconi a sette anni di carcere per il caso Ruby è fuori da ogni logica. Addirittura i giudici sono andati al di là delle richieste dei pm. Lo diciamo da tre anni che qua, a Milano, questo processo non si poteva fare»

Bucky: Eh insomma, capisco che volevate farlo a Porta a Porta, col televoto! Cattivi giudici comunisti stalinisti-toghe rosse cacca pupù!


Angelino Alfano: «Ho appena chiamato il presidente Silvio Berlusconi per manifestargli la più profonda amarezza e l'immenso dolore di tutto il Popolo della libertà, per una sentenza contraria al comune senso di giustizia, al buon senso e peggiore di ogni peggiore aspettativa. L'ho invitato, a nome del nostro movimento politico, a tenere duro e ad andare avanti a difesa dei valori, degli ideali e dei programmi che milioni di italiani hanno visto incarnati in lui.»

Bucky: Ehilà, cricetone! Tralasciando il fatto che i milioni di italiani che seguono i valori e gli ideali di Berlusconi dovrebbero essere incarcerati o per lo meno morire male, mi fa piacere che il Popolo della libertà vigilata ora sia un movimento politico e non più un partito (uhm, mi ricorda qualcosa...) e perchè non aggiungere al discorso E che Dio lo benedica? No, perchè mancava solo quello, eh. Comunque non disperi, il suo idolo terrà duro. Grazie al Viagra.


Daniela Santanchè: «La giustizia e il Governo sono cose diverse, se il Governo fa le cose che servono il nostro sostegno è senza se e senza ma; è una sentenza politica ma il governo non c’entra niente. E’ uno schifo, una vergogna. Oggi la giustizia non è di casa. Sono voluta venire qui perché io che sono sempre dalla parte delle donne volevo vedere le tre donne che hanno giudicato il presidente Berlusconi. Sono rimasta troppo male, usare le donne, da parte di donne per una sentenza politica. Voglio vederli in faccia, questi giudici!»

Bucky: Eccola qui, l'aspettavo con trepidazione! Sì sa che dove si sparano cazzate prima o poi spunta anche lei. Intanto volevo far notare che mettere vicino nella stessa frase "essere dalla parte delle donne" e "Berlusconi" è un ossimoro. Bene, dicevo, i giudici invece vorrebbero vedere in faccia lei, però sono impossibilitati dalla plastica che ormai avvolge completamente la faccia suddetta. Comunque mi congratulo con lei per aver finalmente capito che magistratura e governo sono due cose diverse, e in quanto tali devono essere separate. E...sì, anche io sono rimasto troppo male, usare una pseudo-povera pseudo-prostituta pseudo-minorenne pseudo-nipote di un dittatore per far vedere quanto è grande il cuore di Silvio...che vergogna! E lo rivendico con orgoooglioh!

Cicchitto, "passione mai finita": «E’ evidente che così la pacificazione salta, ma non è nostra responsabilità né dell’attuale governo. Quella di oggi è una sentenza da Tribunale Speciale che mette in evidenza l’esistenza di un’operazione in corso a Milano volta non solo a criminalizzare Berlusconi ma anche, se possibile, a buttare per aria il quadro politico esistente. Personalmente rimango convinto che bisogna rispondere con la responsabilità all’irresponsabilità di un nucleo di magistrati politicizzati e di tutto l’apparato mediatico-finanziario editoriale che li sostiene. E’ in atto il tentativo di affermare in Italia una piena inciviltà giuiridica e una conseguente anomalia politica e istituzionale.»

Bucky: Sì, hai altre minchiate da dire o la finiamo qui? E quel tuo "così la pacificazione salta" suona come una minaccia. O come la frase di un bambino dispettoso che va all'asilo.













Bucky: Ma grazie al cielo non si sono fatte attendere neanche le dichiarazioni del PD, principale avversario che ha sempre combattuto Berlusconi per almeno 5 minuti negli ultimi vent'anni; dichiarazioni che mal celano la gioia della dirigenza del partito:

«Il Partito Democratico prende atto della sentenza pronunciata dai giudici della quarta sezione del Tribunale penale di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi. Come sempre, il Pd esprime rispetto per le decisioni, di qualunque segno siano, che la magistratura prende nella propria autonomia.»


Bucky: Su su, dai, tanto non va in galera, tranquilli. Che poi, leggo sul televideo:
"Tra oggi e domani il presidente del consiglio, Letta, avrà un giro di consultazioni con i leader della maggioranza. Questa sera vedrà Monti, domani mattina Epifani e domani sera Berlusconi. Al centro dei colloqui, le prossime misure e scadenze del governo, in vista anche del consiglio Ue." Leggasi "nuove maniere di salvare il culo al nano".
Quindi non preoccupatevi, dai che il vostro Letta risolve tutto. Ma poi di cosa dovreste preoccuparvi, visto che non siete nemmeno sicuri di votare  per l'ineleggibilità di Berlusconi? Tranzolli, dai.



Bucky: Ma prima di andarme, concludo con una domanda: perchè per una volta, invece di intervistare le solite facce da culo che campano e permangono nelle nostre bacate menti grazie al TG1 & Co. , non si intervistano altre persone? Tipo, chessò, la gente comune? O chi, all'esterno del tribunale, esulta per la condanna? Tutti coglioni, quelli? Ma poi, davvero ci frega qualcosa dei processi di un (ex-) premier mentre non riusciamo ad arrivare a fine mese? Davvero ci cambierà la vita vedere in televisione per n-settimane politici di una parte e politici di un'altra parte che tiferanno pro o contro per queste cose? Davvero pensiamo di risolvere i problemi dell'Italia in questo modo?


A te la linea, il mio servizio finisce qui. Miao.

Risveglio a Milano - parte sesta

Giovedì 23 giugno 2011

7:55 A.M.
Da un pò di tempo mi sveglio più tardi. Forse perchè vado a letto all'una di notte...quindi continuo a non dormire per niente.
Zanzare e caldo, che rottura.
Il Micio dorme beato sotto il mobile. Ma non ha caldo?

Oggi il meteo segnala addirittura temporali, il cielo non è nuvoloso ma nemmeno così sereno. Guardo fuori dalla finestra sperando in un pò di nubi, di ombra, di vento, di cicloni, di cataclismi insomma.
Prepariamo i vestiti per la pioggia, và.

Colazione, vestiti, borse per la bicicletta.
Stasera festa di fine anno all'oratorio. Ma non potrò andarci direttamente dopo il lavoro, sto male solo a pensare quanto sarò sudato a quell'ora.
Effettivamente è successo. A volte non ho voglia di andare in bici con il caldo, per nulla. Non si potrebbe avere un inverno perenne? Non posso continuare a consumare minimo due magliette al giorno!
Vabbè vabbè, ormai lo sapete, sono in ritardo.

Oggi è una giornata da noia a palate.
Sembra una vita fa, quando pedalavo velocemente per arrivare in ufficio e scaldarmi. Solo alzarsi e viaggiare verso il centro era un piacere.
E ora? Penso solo a chi mi fa fare tutto questo. Odio questo clima.
Sarebbe una favola avere un turno di lavoro compreso tra le dieci di sera e le 9 del mattino, di questi tempi.
Guardare fuori e vedere una città di luce...

Ormai la fontanella all’uscita della Galleria è la mia quotidiana salvezza, tappa obbligata di ogni mattina.
Mi fermo. Quanti turisti! E poi dicono che Milano è brutta...certo, sarebbe bello vedere anche qualche italiano godersi tutta questa arte, questa bellezza, questa città sospesa tra il vecchio e il nuovo.
Quanti pensieri.
Però il cielo è di quei colori che tanto amo, quella atmosfera un pò cupa da ambiente selvaggio. Improvvisamente mi sento in un deserto, sono solo, le macchine passano solo due metri più in là ma sono lontanissime. La piazza è contemporaneamente piena e deserta.
Forse questa estraneazione dalla realtà è un qualcosa che si avvicina al karma. Naaa, lasciamo stare. Poi "karma" ha la erre, che palle.

Fantastico, sono impazzito. E' l'estate.

Salgo in ufficio con la convinzione che sia meglio prendersi una polmonite sotto un diluvio universale che affrontare anche solo un mese di caldo. E poi alla tele dicono "finalmente è arrivata la bella stagione". Uao. Ma andate tutti a quel paese.
Bah, prenderò un caffè.

Risveglio a Milano - parte quinta

Mercoledì 16 marzo 2011

7:10 A.M.
Che nottata…compaiono già le prime zanzare.
Il Micio dorme beato sul divano. Almeno lui ha dormito bene.

Guardo fuori dalla finestra cercando con lo sguardo la pioggia prevista, ma ci sono solo alcuni nubi. Vabbè, indosso comunque i pantaloni antivento.

Colazione, vestiti, zaino.
Stasera mi toccherà andare da mia nonna a mangiare, compie gli anni. Mi sembra preferibile uscire nudo fuori casa e prendermi un malanno.
Attacco il fanalino e parto.

Anche stamattina si pedala che è una meraviglia.
Entro in Galleria e alzo gli occhi alla cupola, decorata da lucine che richiamano il tricolore italiano. Che splendore, vorrei aspettare fino a sera fermo lì per vedere meglio quelle luci.

All’uscita mi fermo. Poi faccio un sospiro e vado sotto l’acqua. Mi sento stupido, sto bevendo dalla fontanella in pose assurde per colpa dello zaino, ma se semplicemente alzassi la testa e aprissi la bocca sarebbe lo stesso, berrei comunque.
Quanti pensieri.
Guardo la Scala, e le mando un bacio. Sembra che sia fatta apposta per essere bagnata dalla pioggia, sembra che assuma i colori del cielo carico di nubi. Non l’avessi mai pensato, il cielo la mette alla prova e riversa improvvisamente su me e lei tonnellate d’acqua.
Ora sì, che piove.

Fantastico.

Forse sarà l’ultimo acquazzone della stagione…
Corro, corro, corro.
Quanto ti amo, pioggia.

Risveglio a Milano - parte quarta

Martedì 15 marzo 2011

7:10 A.M.
Da quando abbiamo ridato al Micio i vecchi croccantini, lui se ne sta tranquillo nell’angolino, come a dire “ora sono in pace con il mondo, grazie!” e ci lascia dormire.

Guardo fuori dalla finestra. Piove. Osservo per interminabili minuti le gocce che cadono nelle pozzanghere già formatesi sotto casa mia, formando tantissimi cerchi concentrici fulminei.

Colazione, vestiti, zaino.
Stamattina mi sento veramente gasato al massimo. Più piove e più mi sento carico.

Penso che Milano sia la città più bella del mondo, specialmente quando piove. L’acqua che cade dal cielo fa risaltare l’imponenza degli edifici neoclassici e, per qualche momento, zittisce gli tormentati spostamenti cittadini.

Stamattina si pedala che è una meraviglia, non mi accorgo nemmeno del pavé. Il Duomo si erge dalla piazza, riesce sempre ad attirare l’attenzione.
Meravigliosa costruzione…
Entro in Galleria e vedo negli angoli dell’ottagono centrale delle gigantografie delle prime pagine del Corriere della Sera riportanti le date chiave dell’Italia: Milano libera dai nazifascisti, È nata la Repubblica Italiana, e così via. Starei per ore ad ammirare quelle pagine, mi rendono orgoglioso della mia italianità.

All’uscita mi fermo un attimo sotto la pioggia. Avrei voglia di immobilizzarmi in mezzo alla piazza, davanti alla Scala, stare lì in eterno, dare voce a tutti i pensieri che mi affollano la testa, sdraiarmi per terra e bagnarmi fino ad ammalarmi, mi sento invincibile.
Purtroppo già comincio a puzzare di cane bagnato, il giubbotto pesa il doppio di quando l’ho indossato, e devo muovermi.

È tutto bellissimo.

Una mattinata triste per una tristissima notte appena trascorsa in mezzo a mille incubi di morte e di amici che se ne vanno per sempre. Mi dispiace, ma io non mi sono mai sentito così vivo come in questo momento. Alzo lo sguardo al cielo e mi viene da sorridere. Col magone, ma sorrido.

Mi fai ridere e piangere allo stesso momento, maledizione a te.
Quanto ti amo, pioggia.

Risveglio a Milano - parte terza

Giovedì 10 marzo 2011

7:10 A.M.
Bravo Micio, stavolta mi hai lasciato dormire libero dai tuoi miagolii!

Incredibilmente mi alzo prima del solito. Una bella doccia è quello che ci vuole.
Ovviamente perdo una vita in bagno, in modo da essere in ritardo comunque.
Meno male che c’è la bici.

Colazione, vestiti, zaino.
Ma per caso stanotte ho oltrepassato, senza saperlo, il circolo polare artico? Da dove viene tutta questa luce? Mi sveglio con l’impressione che il sole non sia mai tramontato.
Traffico. Traffico. Traffico. Però è più scorrevole del solito.
Ma…sto indossando il berretto? Non serve, e allora, con un gesto di ribellione, quasi lo strappo dalla mia testa.
Ah, ora sì, che sono libero. Ed è come se mi innalzassi al di sopra di tutto e di tutti, come se volassi sopra il traffico, sopra il Duomo, sopra Milano.
Quand’ecco la Galleria. Le formiche umane continuano imperterrite il loro cammino verso la luce alla fine del tunnel. All’uscita mi fermo un attimo a soffiarmi il naso, come un pellegrino giunto alla fine del suo cammino che si commuove.

Il sole splende sopra la città. È un sole che mi piace, è sopportabile, non abbaglia e non riscalda troppo.

Un ciclista mi passa accanto con una mascherina che ricorda le maschere anti-gas indossate dai soldati della Grande Guerra. Il panorama intorno a me comincia a cambiare, le case diventano cumuli di macerie e piovono bombe. Ma la Centrale, con la sua imponenza, mi rassicura: Milano non sarà conquistata dagli austriaci che ho visto in Galleria. O forse erano poliziotti milanesi?

Mattinata splendida.
Lego la mia bici. Mi viene da pensare a come sarà stasera.

Sopraggiunge il capo con lo scooter. È ora di salire in ufficio.

Risveglio a Milano - parte seconda

Lunedì 7 marzo 2011

7:10 A.M.
Micio, basta miagolare... mi sembra di avertelo già detto.

Giuro a me stesso, ancora una volta, “ora mi alzo”.
Ovviamente mi rimetto giù per poi risvegliarmi appena in tempo per non arrivare in ritardo.
Meno male che c’è la bici.

Colazione, vestiti, zaino.
L’aria fredda sulla faccia non è così polare come preannunciato dai telegiornali catastrofisti, si sta quasi bene.
Traffico. Traffico. Traffico. Per alcuni tratti è quasi piacevole non indossare il berretto. L’aria fredda del Nord Europa sveglia dal torpore, ma mi costringe al doppio della fatica quando si tratta di pedalare.

Anche questa volta il cielo tende al grigio sopra la città. È di un colore stupendo.
Peccato che debba ringraziare in gran parte lo smog delle auto.

La mattina, dopo tanto tempo, non mi è apparsa come un miscuglio di colori tendente al rosso, il rosso delle auto e dei semafori, mi è sembrata una mattina strana.
Una mattina in cui si riesce a varcare, con lo sguardo, lo spazio ed il tempo. Oggi, che sono in ritardo, paradossalmente faccio più caso agli edifici che mi circondano sulla strada.
Che meraviglia passare per il centro di Milano.

Ecco, appaiono in piazza Cavour uomini con abiti ottocenteschi, in lunghe vesti nere con cappelli a cilindro, passano carrozze a cavalli tra le pozze formatesi nel pavé, si intravede anche qualche velocipede.
Ed ecco il Catasto. Che atmosfera surreale, opprimente.
Là, nell’angolo, si balza in avanti nel tempo di cinquanta anni. Si vedono uomini in camicia nera che gridano DVCE DVCE DVCE sotto la pesante cupola di vetrocemento.
E là fuori, fuori da quel tunnel spazio-temporale, il Pirellone mi guarda stupito. Sembra dire “ora sono io a dominare la città, smettila di ignorarmi”.
Ma io non ti ignoro, Pirellone. Solo che ero in un’epoca dove tu non c’eri ancora.

Bah, mattinata senza senso.
Il lampione mi aspetta pazientemente, e accetta di essere circondato dalla catena della mia bici. Mi viene da pensare a quante cose possa vedere un lampione, da quell’altezza.

Credo sia ora di prendere un caffè.

Risveglio a Milano

Venerdì 4 marzo 2011


7:10 A.M.
Micio, basta miagolare...

Giuro, ora mi alzo.

Colazione, vestiti, zaino.
L’aria fredda sulla faccia mi ricorda che sto prendendo la bici sul balcone.
Traffico. Traffico. Traffico. E geni che si dispongono affiancati su strade larghe sì e no 3 metri.

La mattina, attraverso le lenti degli occhiali, è un miscuglio di colori tendente al rosso, il rosso delle auto e dei semafori. E’ ancora troppo presto, il fischietto dei vigili in piazza Napoli risuona nella testa come un lontano ronzio, una cosa estranea. Meglio aspettare il momento giusto per proseguire dritto e lasciare la fila di veicoli alla propria sinistra.

Il cielo è grigio sopra Milano. Una fila di brulicanti esseri umani che viaggia all’unisono sotto la volta opaca della Galleria…il mondo appare sotto una luce distopica, quasi orwelliana, dove si impersona la parte degli automi. Già immagino tutti gli abitanti di Milano sfilare sotto la Stazione Centrale, il Duomo, il Pirellone, tutti gli edifici imponenti, immagino metropolitane che vomitano persone ad ogni secondo, auto che si spostano.

Si esce dalla galleria schiacciati dall’aria torbida, che preme per portare sulle formiche umane nuvole cariche di una lieve pioggia invernale. Il freddo è pungente, e la bicicletta cigola come se avesse freddo. Ah, come vorrei che quel freddo fosse imputabile a ben altro, e non all’inverno di Milano.
Il pensiero vola, supera via Torino, supera Milano, supera le Alpi, supera l’Italia per arrivare là, dove il GPS segna 71°10′21″ N , quel Capo Nord che tanto bramo.
Ah, già, il semaforo è rosso, tanto per cambiare. Sono a Milano, non in Norvegia, non passano le renne per strada, la gente è maleducata, l’aria che si respira non è esattamente definibile come salubre e il rumore che si sente non proviene certamente dal mare che si infrange sui fiordi. O, per meglio dire, proviene da un mare di auto. Mi viene da pensare che sono in una città dove non c’è mai spazio per le biciclette, ma ce n’è tantissimo per le auto.

Bah, schifo di società consumistica. Ma ora basta, è ora di legare la bici al lampione e di salire in ufficio.